Creatività, immaginazione e sogni: le ali

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Creatività, immaginazione e sogni sono le ‘ali’ dell’esistenza, il motore del ‘fare’. Il termine ‘creatività’ deriva dal ‘creare’ latino che condivide con ‘crescere’ la radice KAR. Il termine in sanscrito ‘KAR-TR’ si traduce in “colui che fa“, che crea dal nulla.

Le creatività ci è particolarmente cara perché è legata a doppio filo con l’Ergoterapia, la Terapia Occupazionale del ‘fare’. L’azione come attività occupazionale scelta e compiuta da ognuno di noi è essenziale: rappresenta il mediatore della comunicazione, il gesto inconscio dei nostri bisogni. Le relazioni interpersonali incidono sull’azione e viceversa (ne vengono influenzate). 

Prima di evidenziare e descrivere il grande valore della creatività, citiamo un famoso pensiero di Steve Jobs:

La creatività è mettere in connessione le cose“.

Creatività, immaginazione e sogni: “comprendi che tutto è connesso”

La massima di Steve Jobs (“La creatività è mettere in connessione le cose“) si ispira, senza dubbio, al pensiero di Leonardo Da Vinci, genio universale, uno dei più grandi nella storia dell’umanità, riconosciuto in tutto il globo. 

Tra tante invenzioni, a lui si deve un concetto fondamentale: l’importanza delle interrelazione di ogni conoscenza. 

Comprendi che tutto è connesso“. E’ questo che rende il mondo tanto interessante. 

Studia la scienza dell’arte e l’arte della scienza“. 

Leonardo ha anche suggerito: “Sviluppa i tuoi sensi, soprattutto impara a vedere“.

Il processo creativo parte proprio da questo: dalla capacità di vedere nella mente qualcosa che non esiste ancora. Tale processo si conclude con la realizzazione di ciò che si vede nella mente. Tutto inizia con un atto di immaginazione, lo starter della creatività che dà vita a ciò che si immagina o si sogna.

Dall’ispirazione divina al potenziale umano dell’immaginazione

L’idea di creatività umana è stata plasmata dagli antichi Greci e Romani che la consideravano più una forma di scoperta che di creazione. Per loro rappresentava un dono trasmesso da un essere divino (dáimōn) il quale si manifestava in forma d’ispirazione, di Musa. 

Anche per il Cristianesimo, la creatività è sinonimo di ispirazione divina. 

Il Rinascimento (epoca di cui fa parte il genio Leonardo) valorizza il potenziale umano concentrando il suo interesse su immaginazione ed intelligenza. 

L’idea moderna di creatività si fa strada con l’emergere, nel XIX secolo, della psicologia.

Il termine ‘creatività’ è entrato nel lessico italiano negli anni Cinquanta.

La creatività non è genialità preclusa a pochi. Ognuno di noi nasce potenzialmente creativo: lo dimostrano i bambini, sempre pronti a fare domande, curiosi. Grazie alla loro grande immaginazione imparano attraverso il gioco e si divertono a sperimentare costantemente. 

A tal proposito, ci viene in mente la massima di Albert Einstein: “La creatività non è altro che un’intelligenza che si diverte“.

Il 98% dei bambini di 4-5 anni è definibile ‘genio creativo’. Verso i 10 anni la percentuale scende al 30%. Crolla al 3% in età adulta a causa del sistema scolastico. Sono questi i dati emersi da un noto studio incentrato sulle performance creative condotto dal dottor George Land.

Processo creativo

Il carburante della creatività è la conoscenza. 

Il motore che fa funzionare tutto è l’immaginazione. 

Il processo creativo necessita di entrambe le cose: conoscenza e immaginazione.

Lo studio condotto dal dottor George Land dimostra che creatività ed immaginazione si ‘disattivano’ a causa del sistema scolastico. Perché?

L’insegnamento è orientato sul cosiddetto pensiero logico (o convergente) dove per ogni domanda esiste un’unica risposta, per ogni problema un’unica soluzione.

L’opposto del pensiero convergente è il pensiero divergente (quello che prevale nei bambini), l’universo dell’immaginazione che tende ad esplorare molte risposte per ogni domanda, tante possibili soluzioni per ogni problema.

A scuola viene insegnato che il pensiero logico è l’unico che conta: spinge i bambini a praticare il pensiero convergente e, a forza di allenarli su questo, perdono la capacità di pensare in modo creativo.

I due tipi di pensiero (convergente e divergente) sono complementari, non opposti. La scuola dovrebbe permettere ai bambini di svilupparli ed ‘allenarli’ entrambi.

La curiosità, l’immaginazione, l’abilità nel fare (e farsi) domande, di mettere in discussione preconcetti dando forza alla propria creatività permetterebbe ai bambini di diventare adulti migliori.

La creatività non è ispirazione divina ma un duro lavoro

Bisogna allenare la creatività così come la logica. E’ un lavoro duro, intenso, quotidiano. Non bisogna pensarla come un’illuminazione improvvisa, un dono divino, un lampo di genio. E’ preferibile associarla all’idea che abbiamo della creatività, a come la pensiamo. 

Curiosità, fantasia e conoscenza vengono alimentate da altri fattori: la dedizione, l’impegno, il coraggio e il divertimento. Per essere utile e originale, l’idea creativa ha bisogno del sapere, della conoscenza, di apprendere ciò che è stato fatto per avere la possibilità di andare oltre il già creato cercando nuove possibilità.

Tutto è connesso, anche le diverse parti del cervello (destra, quella creativa, e sinistra, razionale e analitica). Il nostro pensiero dipende dall’interazione di queste parti in cui convogliano concentrazione, attenzione, capacità di apprendimento, conoscenza, immaginazione, valori, interessi, passioni. 

Il mondo interiore di ognuno di noi viene arricchito da risorse come musica, cultura, natura, attività fisica, ecc.. In più, deve vedersela con il mondo esteriore che lo influenza di continuo. Tutti questi fattori, insieme al nostro carattere e alla nostra personalità, formano il bagaglio a cui attingere per creare. 

No, la creatività non è un’ispirazione divina ma duro e costante lavoro durante cui conscio e inconscio si incontrano e si scontrano. 

E’ realizzazione dell’essere, dà un senso alla vita, all’interazione con il mondo. E’ sopravvivenza e scintilla del futuro.

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